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Contatti

OROGRAFIE SRL

Via Milano 40 / Via Oliveto Scammacca 7a

95127 Catania

P.IVA 05859400870

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Freccia
Freccia
Profilo
Subacqueo
Foglia di fico
Brand
Il superamento della sospetta Antropocene passa dalle nuove emersioni negli scenari domestici futuri
Nello scenario domestico, il mondo fisico si contamina di digitale e dei suoi comportamenti
T1
Tronco
Ruote
Freccia Freccia Freccia Freccia Freccia Freccia Freccia Freccia Freccia Freccia
Profilo
Branzino anfibio
subacqueo
Orografie è compressione ed emersione. L'emersione è un momento tettonico che genera energia
Manifesto 2
Subacqueo 2
Profilo
Profilo
Vince Castellana
Vince Castellana, collabora ai corsi di scenografia e progettazione architettonica, nasce a Milano
Giorgia Bartolini
Giorgia Bartolini imprenditrice e interior stylist, apre nel 2008 la sua prima attività a Catania
Rana
Foglia
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Foglia
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Freccia
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Profilo
Profilo
Domitilla Dardi storica e curatrice di design, curatore per il design del museo MAXXI di Roma
Branzino anfibio
Domitilla Dardi Descrizione
Fresatura
T1
Freccia
Freccia
Freccia
Descrizione Irene Tranchina
Irene Tranchina
Descrizione Daniele Gorgone
Daniele Gorgone
Descrizione Erika Motta
Erika Motta
Descrizione Salvo Coppola
Salvo Coppola
Nicoletta Murialdo
Annalisa Bergo
Giorgia Gangemi
Descrizione Giorgia Gangemi
Press Office
Profilo
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Maria Giovanna Barbi e Fabio Brunone

Fabio Brunone si è diplomato presso lo IED di Roma nel 2020 e ha da poco intrapreso la carriera da designer professionista. La sua visione progettuale tende alla ricerca di scenari in cui il rapporto tra soggetto e oggetto viene messo in discussione dalle implicazioni sociali e culturali del nostro tempo. Giògiòbarbi (Maria Giovanna Barbi), nata a Roma nel 1999, dopo gli studi artistici con indirizzo Architettura Ambientale, si è diplomata nel 2020 allo IED di Roma in Product Design, sviluppando la tesi in collaborazione con Enel-X. Sempre nel 2020 ha vinto il contest Multifunctional indetto da Secondome gallery.

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Andrea Branciforti

Andrea Branciforti è Ceo di Improntabarre Handcraft & Design laboratory, brand che oggi collabora con una rete di artigiani per la produzione di manufatti di altissima qualità, e che dal 2014 è anche studio di progettazione. È stato curatore della sezione design della Biennale della Ceramica e delle Architetture del Paesaggio di Caltagirone (2014/2015). Selezionato dall’Osservatorio del design ADI per l’Index 2015, con il progetto Urban design for tile, ha collaborato a installazioni e progetti con Ugo La Pietra. Ha disegnato e realizzato la mascotte di Farm Cultural Park (Favara) e dell’evento Fuorisalmone a Milano. È partner dell’Accademia Abadir e cura il corso di Cultura del design all’Accademia Harim (Catania). Ha collaborato con studi di progettazione e aziende, tra cui Martinelli Venezia, Moak, Orolavico, Distefano. Attualmente è presidente di ADI Sicilia.

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Studio Francesco Faccin

Nato a Milano nel 1977, dopo due anni di collaborazione con Enzo Mari, nel 2004 inizia a lavorare con Francesco Rivolta, modellista e liutaio, apprendendo tecniche di alta ebanisteria. Nel 2007 apre il suo studio a Milano e fino al 2015 è consulente di Michele De Lucchi. Nel 2013 viene nominato “Italian Fellow” presso l’American Academy di Roma. Nel 2010 vince il Design Report Award e nel 2015 riceve una menzione d'onore al Compasso D'oro con "Traverso". Dal 2014 al 2016 è stato direttore artistico della storica Fonderia Artistica Battaglia di Milano. Nel 2018 con “Anonimo Contemporaneo” inizia la collaborazione con la galleria Giustini/Stagetti. Docente universitario presso la Libera università di Bolzano e il Made Program a Siracusa, collabora come visiting professor con altre università quali l’Universidad de Navarra a Pamplona. Ad Expo2015 ha presentato “Honey Factory”, una micro architettura per l’apicoltura urbana, che nel 2018 l'ONU indica come progetto-guida in riferimento ai 17 Global Goals.

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Gaetano Di Gregorio

Gaetano Di Gregorio cresce a Caltagirone e si trasferisce a Venezia per studiare architettura, dove attualmente abita, coniugando il lavoro di architetto con quello di ceramista e designer. Tra Venezia e Sicilia, tradizione e ricerca, si interessa al design di edizioni limitate, piccole serie e autoproduzione, privilegiando la ceramica, che ritiene il suo materiale elettivo. A Venezia ha fondato il collettivo Spiazzi, che opera nel campo delle arti visive, del design autoprodotto e della fotografia. Ha partecipato a mostre e fiere di settore in Italia e all'estero ed ha effettuato alcune residenze per artisti in Cina, approfondendo la lavorazione della porcellana. Dal 2014 coordina il corso triennale in Interior Design presso IED Venezia, dove insegna progettazione di interni.

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Davide Frattini Frilli

Davide Frattini Frilli, laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 2000, vive da sempre una grande passione per il design d’arredo e di prodotto. Dopo anni di esperienza nel design di interni e nel retail in particolare, è al Fuorisalone di Milano ed alla Stockholm Furniture Fair che nel 2017-2019 presenta i primi complementi di arredo autoprodotti. Il suo approccio unisce alla sua milanesità ed alla formazione architettonica una profonda riflessione funzionale e tipologica, applicata al design di prodotti dalla vocazione seriale. Il suo tratto delicato, ma deciso, gioca e unisce linee e forme geometriche a ideare arredi e complementi puliti, essenziali e funzionali, che da composizione astratta diventano oggetti concreti. L'uso di materiali tradizionali (principalmente legni e metalli) e finiture “semplici”, completa la sua idea di prodotto, evidenziando le forme.

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Giuliano e Fukuda

Giuliano Fukuda è uno studio di progettazione fondato da Lucia Giuliano e Makoto Fukuda. Entrambi hanno vissuto e lavorato per diversi anni a Barcellona, dove hanno sperimentato il progetto a diverse scale - dall’architettura agli interni, il paesaggio e il prodotto - esplorandone i poteri come pratica trasformativa. Lucia ha studiato presso la Facoltà di Architettura di Palermo, dove si è laureata, e presso l’Universitat Politecnica de Catalunya di Barcellona. Dal 2000 al 2011 ha lavorato come architetto presso lo studio Arata Isozaki & Associates, impegnata su diversi progetti sviluppati tra Barcellona e Tokyo. Makoto, dopo la laurea e un’esperienza come tutor presso la Tokyo University of Arts si è trasferito a Barcellona dove ha lavorato per lo studio Miralles Tagliabue EMBT dal 1996 al 2016, seguendo progetti importanti per la città di Barcellona e per la scena internazionale. Nel 2006 è anche entrato a far parte del team internazionale dello studio dell’architetto Toyo Ito per lo sviluppo di progetti tra Europa e Sud America. Si sono recentemente trasferiti in Sicilia, dove hanno fondato il loro studio e sono impegnati nel progetto di una scuola di design orientato allo sviluppo della cultura del progetto nell’isola.

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Antonio Iraci

Nato a Misterbianco, Antonio Iraci si laurea in Architettura a Reggio Calabria nel 1988. L’anno seguente fonda lo studio Archline e nel 2010 la Iraci Architetti con sedi a Misterbianco, Tirana e Milano. Il loro campo di azione va dalla piccola alla grande scala, passando per l’interior design sino al landscape design e alla pianificazione urbanistica. Tra i progetti più recenti e in via di costruzione: il Flacon Building a Mosca, il Green Coast Resort di Tirana e Notre Dame de Louaize a Beirut.

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Lanzavecchia + Wai

Lo studio di design, con sede sia in Italia che a Singapore, è stato fondato nel 2010. Wai proviene da Singapore e ha studiato come designer industriale alla National University, mentre Lanzavecchia è laureata in Product Design al Politecnico di Milano. Hanno iniziato la loro collaborazione presso la Design Academy di Eindhoven, dove entrambi si sono laureati con un Master in Design sotto la direzione di Gijs Bakker, cofondatore di Droog Design. I loro lavori spaziano da edizioni limitate a prodotti seriali per marchi come Zanotta, FIAM, Living Divani, Cappellini, De Castelli, Gallotti & Radice, Bosa, Nodus, Mirage, fino a committenze speciali per grandi marchi e musei quali Hermès, La Triennale di Milano, MAXXI, Alcantara , Antolini, Tod's, AgustaWestland, Cooper Hewitt Smithsonian Design Musem di New York e The Design Museum di Londra. Sono stati premiati con il Land Rover BORN Award 2018, il Red Dot Award Product Design 2016 e lo Young Design Talent of the Year da Elle Décor nel 2014.

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Martinelli Venezia Studio

MARTINELLI VENEZIA è uno studio di progettazione con sede a Milano e Palermo, nato nel 2015 dalla collaborazione tra i due architetti Carolina Martinelli e Vittorio Venezia. Lo studio si occupa di design del prodotto, allestimento, architettura e interni, indagando questioni come il rapporto tra la tradizione e il sapere locale, le proprietà dei materiali e le possibilità tecniche delle lavorazioni. I loro progetti sono stati esposti in gallerie e musei come il Louvre di Parigi, il MAXXI di Roma e il Triennale Design Museum di Milano. Collaborano con numerose aziende italiane e internazionali come Abet Laminati, Alcantara, Colé Italian Design Label, DeCastelli, Falper, InternoItaliano, Jannelli & Volpi, Lithea, Luce5, Martinelli Luce, Meritalia, Mingardo, Moleskine, Premax, Slide.

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Patitucci Luigi

Designer, storico e critico del design, è stato docente di Public Design, Service Design, Product Design, Materiali per il Design, Architettura degli Interni, Storia e Tecnica del Disegno Industriale, presso numerose Università italiane ed estere. Diplomato in Arte Applicata e laureato in Ingegneria Civile, opera nei campi del Design, dell’Architettura, del Teatro e della Comunicazione. È tra i fondatori di WOZ, Laboratorio Itinerante del Design per la Riqualificazione delle Micropoli, e autore di “Public Design Game. Design Therapy for a lollipop community”. È un Sensor Color Designer per l’Aesthetic Center Akzo Nobel (NL), multinazionale che produce colori e materiali, e membro ADI, attivo nella Commissione sull’HandMade in Italy. Fa parte dell’Associazione Italiana Storici del Design e della Società Italiana Urbanisti. Ideatore di “designland, rassegna perpetua sulle produzioni negli ambiti applicativi della disciplina del design realizzate in Sicilia”, è direttore del master in Product Design Integrato “Designland. Italian Design Therapy e Geografia del Benessere”, presso Harim Accademia Euromediterranea.

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patitucci

Anna Polisano

Anna Polisano si laurea presso la Facoltà di Architettura di Palermo nel 2001. Nello stesso anno apre a Catania, sua città natale, il suo studio che si occupa di Architettura, Urbanistica e Design, dall'edilizia residenziale privata alle strutture ricettive, locali commerciali, progetti di interior design residenziale e contract. Nel 2017 viene eletta Consigliere dell’Ordine degli Architetti di Catania per il quadriennio 2017/2021 e Consigliere della Fondazione degli Architetti di Catania. Nel 2018 è vincitrice dell’Architecture, Construction & Design Awards - Rethinking the Future, con il progetto Marletta Boutique Hotel. Nel 2019 riceve la Menzione d’onore per l’EcoTechGreen Award.

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polisano

Elena Salmistraro

Nata nel 1983, è product designer e artista, vive e lavora a Milano. Si laurea prima in Fashion Design e poi in Product Design al Politecnico di Milano. Nel 2009, insieme all’architetto Angelo Stoli, fonda il suo studio che si occupa di design, illustrazione e arti visive. Lavora per importanti aziende come Apple, Disney, Vitra, Huawei, Nike, Lavazza, Alessi, Bosa, De Castelli, Cc-Tapis, Moooi, Timberland. Collabora anche con Gallerie quali Dilmos, Rossana Orlandi, Camp Design Gallery, Subalterno1 e Secondome. I suoi progetti sono stati selezionati per importanti esposizioni presso la Triennale di Milano, la Biennale di Shanghai, la Biennale Koreana di Gwangju. Nel 2017 viene nominata Ambasciatore del Design Italiano nel mondo dal Ministero degli Esteri e vince il premio “Salone del Mobile Milano Award” come “Miglior designer esordiente” seguito nel 2018 dall’“Icon Award”. I suoi prodotti hanno ricevuto premi quali il Good Design Awards e l’Archiproducts Design Award oltre ad essere presenti nelle più importanti fiere internazionali del settore. Dal 2019 AD Germany la inserisce tra le 100 personalità più influenti nel mondo del design.

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Elena Salmistraro

Linda Salvatori

Nasce a Roma nel 1993, Linda Salvatori inizia il suo percorso formativo dagli studi in Disegno industriale presso l'ISIA di Roma, seguiti da un'esperienza lavorativa in una falegnameria di arredamento su misura. Si trasferisce a Milano dove si laurea nel 2019 in Design del prodotto al Politecnico di Milano. Durante il corso di laurea magistrale svolge un Erasmus a Copenhagen, frequentando il master in Furniture & Objects presso la KADK - The Royal Danish Academy of Fine Arts. Dopo gli studi si trasferisce a Venezia, entrando a far parte del team di Nichetto Studio come Industrial Design Intern fino a settembre del 2020.

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Livia Stacchini

Livia Stacchini è una Interior e Research designer. Dopo il diploma in Interior design allo IED di Roma, prosegue i suoi studi al Piet Zwart Institute di Rotterdam dove frequenta il Master in Interior Achitecture: Research + Design (MIARD). A Rotterdam collabora con una start-up che produce lampade stampate in 3d in PLA, una plastica biodegradabile che deriva da risorse naturali.

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Luogo di sperimentazione ed innovazione rivolto ai giovani laureati. Hub è il terreno di Orografie dove seminare, e raccogliere, la visione dei designer che si affacciano al mondo del lavoro. La cultura della formazione come coltura d’impresa. Nati già anfibi le nuove generazioni di progettisti verranno accompagnati e coinvolti in questa piattaforma attraverso workshop, laboratori di tesi e master.

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Per l’edizione di EDIT Napoli 2020 Orografie ha creato un workshop, sposando l’attenzione della Fiera del design d’autore per i designer emergenti. Durante cinque giorni di intenso confronto, i giovani partecipanti hanno realizzato un progetto tenendo conto degli argomenti-chiave che guidano l’azienda: ripartire dalle funzioni e non dalle forme per generare un diverso approccio ai bisogni; osservare l’uso improprio che gli utenti fanno delle cose per carpire una necessità; curare gli oggetti come se fossero esseri viventi; identificare i nuovi rituali del nostro tempo; pensare i prodotti come ritratti di chi li usa e di chi li progetta. Il risultato del workshop sono oggi prodotti del catalogo di Orografie, che segnano sia il lancio del brand, sia l’ingresso di questi talenti nel mondo del design professionista.

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m'ama
Barbi & Brunone

The M'AMA Collection is a family of products for home furnishings, created with the intention of restoring harmony between modern daily needs and the well-being of one's body. The idea is the result of our design approach, mainly focusing on the desire to create new connections between person and object. The collection consists of a pouf and a wall mirror, whose main feature lies in the power of its form, behind which there is a specific function. The M'AMA Pouf, in fact acts as a container shell in which to store a pilates buso ball, while the M'AMA Mirror is a playful object, a mirror whose circular components are actually hula hoops of various sizes.

M'AMA Collection è una famiglia di prodotti per l'arredo domestico, nata con l'intento di ristabilire l'armonia tra le nuove necessità quotidiane ed il benessere del proprio corpo. L'idea è il risultato del nostro approccio progettuale, incentrato principalmente sulla volontà di creare nuove empatie tra persona e oggetto. La collezione è composta da un pouf e uno specchio a muro, la cui caratteristica principale risiede nella potenza formale, dietro la quale si cela una funzione specifica. M'AMA Pouf, infatti, è composto da un guscio contenitore in cui riporre la semisfera da pilates, mentre M'AMA Mirror è un oggetto ludico, uno specchio le cui componenti circolari sono in realtà degli hula hoop di varie dimensioni.

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triplex
Andrea Branciforti

... “The whole truth exists within ceramics”. The rooms where people live, where they eat, where wives survey and argue ... Look at the ceramics and everything is there, as in poems and songs. Everything is there, and that's it ... " The words of Ettore Sottsass written in 1963 lay at the foundation of my project. A centerpiece that hides its double versatility. Made of ceramic with a triple function: fruit holder, flower holder and hairdryer holder. Today our Smartphone is the most important and sometimes the most desired object. It plays such vital role in our days, from which it is almost impossible to be separated. Against the rules of etiquette that banish it from the table, now it is instead exalted and placed at the base of the centerpiece. Starting today the Triplex Centerpiece will also have the function of containing our object of desire: with which we eat, fight, live ...

…” Nelle ceramiche c’è tutta la verità. Si aprono le stanze dove la gente vive, dove mangia, dove guarda la moglie e litiga... Guardate le ceramiche e c'è tutto, come nelle poesie e nelle canzoni. C’è tutto e basta…” Le parole di Ettore Sottsass scritte nel 1963 stanno alla base del mio progetto. Un centrotavola che nasconde una sua duplice versatilità. Realizzato in ceramica con una tripla funzione: porta frutta, portafiori e porta i phon. Oggi il nostro Smartphone è l’oggetto più importante e a volte più desiderato. Sta al centro delle nostre giornate da cui è quasi impossibile separarsi. Contro le regole del galateo che lo bandiscono dalla tavola viene invece esaltato e posto alla base del centrotavola. Da oggi il Centrotavola Triplex avrà anche la funzione di contenere il nostro oggetto del desiderio: con cui mangiamo, litighiamo, viviamo...

triplex
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Francesco Faccin

Allodola is a contemporary object that could not have existed ten years ago. New home rituals are transforming our habits and the telephone almost always plays part in them: reading the news, making a call from the sofa, watching a recipe in the kitchen, watching a movie in bed, listening to music in the shower ... everything goes through our cell phones. The telephone concentrates functions and expands our homes, transforming them and transporting them elsewhere, becoming an extension of our brain, a prosthesis, a contemporary fetish that has silently, profoundly changed our lives. Allodola is a tool that enters into a relationship with this object, composed of its virtual functions, trying to make it physical. It is a presence that through ancient materials gives life to a brain prepared with the most sophisticated technologies of our times.

Allodola è un oggetto nuovo che dieci anni fa non sarebbe potuto esistere. Nuovi rituali domestici stanno trasformando le nostre abitudini e quasi sempre il telefono ne fa parte: leggere le notizie, fare una call dal divano, guardare una ricetta in cucina, vedere un film a letto, ascoltare musica sotto la doccia... tutto passa attraverso i nostri cellulari. Il telefono concentra funzioni ed espande le nostre case trasformandole e trasportandole altrove, divenendo un prolungamento del nostro cervello, una protesi, un feticcio contemporaneo che ha profondamente e silenziosamente cambiato le nostre esistenze. Allodola è uno strumento che entra in relazione con questo oggetto fatto di funzioni virtuali, cercando di renderlo fisico. È una presenza che dà corpo attraverso materiali antichi ad un cervello realizzato con le sofisticatissime tecnologie del nostro presente.

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trisola
Gaetano di Gregorio

After decades in which the home has often been a place lived in out of bare necessity, sometimes almost only for sleeping, today the domestic space returns to the foreground in an attempt to find a new balance between the dimension of intimacy and the new social distancing, somewhere between a virtual and a tangible reality. The design of this garden table revolves around the idea of a curtain that separates the exterior space from the more intimate one of the individual dimension. When the curtains are open, the table can accommodate four seated people or transform into a small buffet gazebo; when the top is folded, it becomes a desk that can be partially or completely screened by its curtains, offering a neutral backdrop for video-calls, guaranteeing privacy and protection from sunlight. The curtain becomes an analog screen, onto which the aspect of those whom are involved are projected; and also a veil that protects, embodying the two sides of a technology that not only isolate, but at the same time open outwardly to an almost borderless dimension. The public and the private meet through a device that is as much a refuge as a window.

Dopo decenni in cui la casa è stata un luogo spesso vissuto per lo stretto necessario, talvolta quasi solo per dormire, oggi lo spazio domestico ritorna in primo piano nel tentativo di trovare un nuovo equilibrio tra dimensione intima e nuova socialità a distanza, tra virtualità e realtà tangibile.  Il progetto di questo tavolo da giardino ruota intorno all’idea della tenda che separa lo spazio esterno da quello più intimo della dimensione individuale. Quando le tende sono aperte, il tavolo può ospitare le sedute o trasformarsi in un piccolo gazebo da buffet; quando il piano è piegato, si trasforma in una scrivania che può essere in parte o del tutto schermata dalle tende, offrendo un fondale neutro per videocall, garantendo privacy, proteggendo dalla luce del sole. La tenda diventa uno schermo analogico, su cui si proietta lo sguardo di chi ne è avvolto; ma anche un velo che protegge, incarnando i due lati di una tecnologia che allo stesso tempo isola e apre verso una dimensione quasi senza confini.  Pubblico e privato si incontrano così in un dispositivo che è tanto rifugio quanto finestra.

trisola
tramè
Davide Frattini Frilli

Tramè is a support for mobile devices which is easy to handle and simple in shape, of solid wood construction and sheet metal reinforcement. Its peculiarity is to have a mirror surface embedded in the structure which makes it both a support for electronic devices and a hand mirror. The calibrated incline of the upper portion allows for the simultaneous view of the device in use and of one's own image, of one's eyes in particular. This is because, at times the gaze of others effects us too much, at others however it is a gauge of the adequacy and correctness of our actions. Behind the screen we are instead alone and nothing more than our own gaze can keep the I’io (the human being) present to itself and consciously accompany it within the overflowing stream of data, information and images in which, ever-the-more, the real and the virtual, the true and the false smoothly go on merging together.

Tramè è un supporto per dispositivi mobili, maneggevole e semplice nelle forme, con struttura in legno massello e appoggio in lamiera. La sua peculiarità è di avere una superficie in specchio incastonata nella struttura che lo rende sia un supporto per device elettronici che uno specchio da tavolo. La calibrata inclinazione della porzione superiore consente la visione simultanea del dispositivo in uso e della propria immagine, dei propri occhi in particolare. Questo perché, se a volte l’altrui sguardo ci condiziona troppo, altre è però il termometro dell’adeguatezza e correttezza del nostro fare. Dietro uno schermo siamo invece soli e nulla più del proprio sguardo può tenere l’io (l’essere umano) presente a se stesso e accompagnarlo consapevolmente dentro il traboccante flusso di dati, informazioni ed immagini in cui sempre più reale e virtuale, vero e falso si vanno fluidamente mescolando.

tramè
tavo
Giuliano & Fukuda

"The home is a garden to be lived in": this is our motto for interior space design. Thus a series of elements creates our domestic landscape; each one is thought of as if it were a garden plant. Ours are modules that can be freely combined thanks to their organic forms which generate an ever-new harmony and can be united by choosing the most appropriate scale for the uses and activities of the space that will host them. The inspiration for this project not only came from observing leaves: their shapes, the way they sit on a plant, but also by how they appear to us when they have fallen to the ground, their essence of unity together with time itself. Thus the idea of a family of elements was born, each with its own individual value and its own formal identity, but with the tendency to aggregate in a varied and diverse manner generating a dynamic whole to which to give the desired function.

"Una casa è un giardino da vivere": questo è il nostro motto per progettare lo spazio interno. Così una serie di elementi crea un paesaggio domestico; ognuno è pensato come se fosse la pianta di un giardino. I nostri sono moduli che si possono combinare liberamente grazie alle forme organiche che generano un’armonia sempre nuova e che si possono comporre scegliendo la scala piú adeguata per gli usi e le attivitá dello spazio che li accoglierá. L’ispirazione di questo progetto nasce dall’osservazione delle foglie: le loro forme, il modo in cui occupano lo spazio sulla pianta, ma anche come ci appaiono quando cadono sul suolo, il loro essere unità e insieme al tempo stesso. Nasce cosí l’idea di una famiglia di elementi, ciascuno con un suo valore individuale ed una sua identitá formale, ma con una tendenza ad aggregarsi in modo vario e diverso, per generare un insieme dinamico a cui dare la funzione che si vuole.

tavo
giano
Antonio Iraci

Like the two-faced Janus of mythology, this table accessory has two faces that reveal just as many possibilities of use. Like a sheet that takes its shape according to the hands that fold it, so Giano exploits small support elements that reveal possibilities of containment and support for food, suitable for our contemporary way of eating, increasingly open to culinary variations and the accompanying instruments of other cuisines, without overlooking our Mediterranean tradition.

Come il Giano Bifronte della narrazione mitologica questo oggetto per la tavola ha due facce che svelano altrettante possibilità d’uso. Come un foglio che prende forma a seconda delle mani che lo piegano, così Giano sfrutta piccoli elementi di supporto che ne svelano possibilità di contenimento e di supporto per il cibo, adatte al nostro modo di alimentarci contemporaneo, sempre più aperto a sollecitazioni gastronomiche e strumenti di altre cucine, senza dimenticare la nostra tradizione mediterranea.

giano
segni
Lanzavecchia + Wai

We lean, perch, sit, lie down and sink into our furniture with our digital extensions. Emancipated from the safe haven of working on a desk, we tirelessly try to find comfort in ever more fluid environments. In response to this new need, the media offers us hyper-functional products more similar to medical instruments than welcoming furniture or domestic accompaniments. With the 'Segni' project we started from scratch, tracing essential lines and angles to support and accommodate the choreography taken by our bodies. Segni wants to be a hymn to individual comfort, freeing the user from predetermined spaces and postures, supporting new ergonomic needs for work, study, relaxation, physical activity and leisure. They are essential furniture, five features in the domestic space that suggest gestures and positions without imposing them, ready to welcome the future animal into which we will evolve.

Ci appoggiamo, ci appollaiamo, ci sediamo, ci sdraiamo e sprofondiamo nei nostri mobili con le nostre estensioni digitali. Emancipati dal porto sicuro del lavoro su scrivania, cerchiamo instancabilmente di trovare il comfort in ambienti sempre più fluidi. In risposta a questo nuovo bisogno, i media ci propongono prodotti iperfunzionali più simili ad apparecchi medicali che a mobili accoglienti o compagni domestici. Con il progetto ‘Segni’ siamo ripartiti da zero tracciando linee e angoli essenziali a sorreggere e accogliere le coreografie disegnate dai nostri corpi. Segni vuole essere un inno alla comodità individuale liberando l’utilizzatore da spazi e posture predeterminate, sostenendo nuove necessità ergonomiche di lavoro, studio, relax, attività fisica e svago. Sono mobili essenziali, cinque tratti nello spazio che suggeriscono gesti e posizioni senza imporle, pronti ad accogliere l’animale futuro in cui ci evolveremo.

segni
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Martinelli Venezia

We have always been fascinated by wooden foundry molds: such sophisticated goods, rich in hollows, holes of various diameters, bevels, protuberances or other singular details have aroused our imagination by the countless shapes that can be created with them. We have individuated and arranged these pieces into a sort of catalog that we then redesigned and used as a declinable language. This is how T1 and T2 were born, two enigmatic and sculptural furnishing elements that we could define as a standard of the domestic space and that we have designed with the intention of stimulating a desire for affection in those who possess an interest in such things: objects to be preserved and handed down from generation to generation.

Da sempre siamo affascinati dagli stampi in legno per fonderia: manufatti così sofisticati, ricchi di incavi, fori di vari diametri, smussi, protuberanze o altri dettagli singolari che suscitano il nostro immaginario sulle innumerevoli forme che con essi è possibile realizzare. Abbiamo scomposto e ordinato tali segni in una sorta di elenco di lavorazioni che abbiamo poi ridisegnato e utilizzato come un linguaggio declinabile. Sono nati così T1 e T2, due elementi d’arredo enigmatici e scultorei che potremmo definire dei normografi dello spazio domestico e che abbiamo progettato con l’intenzione di esercitare in chi li possiede un desiderio di affezione: oggetti da preservare e tramandare di generazione in generazione.

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voyeur
Luigi Patitucci

There are stories written entirely in body language. In order to be understood, they need effective environmental integration. Design should question the way in which the domestic space challenges the user, the manner by which it provokes or resists. Only in this way will we be able to have an amplification of the concept of the body being capable of producing greater consistency for the imagination. Thus Voyeur was born, the Shameless Wardrobe with the scope of being able to produce, and therefore display, objects capable of generating an existential scenario that could become a seductive Resonant Landscape. Establishing an environment for the senses was my goal. Individuals who marvelously collide with the scene determined by the Voyeur wardrobe, an object with a strong personality, overbearing, unwieldy, subtly disturbing and pervasive, will receive an alienating and exalting investiture, in an atmosphere of unequivocal and rarefied osmosis between the Sacred and the Sensual.

Vi sono storie, scritte tutte attraverso il linguaggio del corpo. Per poter essere comprese, hanno bisogno di una efficace integrazione ambientale. Il design dovrebbe interrogarsi sul modo in cui lo spazio sfida l’utente, sul modo in cui lo provoca o gli resiste. Solo in tal modo potremo avere un’amplificazione del concetto di corporeo in grado di produrre maggiore consistenza all’immaginazione. Così è nato Voyeur, l’Armadio Svergognato, con l’obiettivo di poter mettere in produzione, e dunque in visione, degli oggetti capaci di poter generare uno scenario esistenziale che possa divenire un seducente Paesaggio Risonante. Insediare il luogo dei sensi era il mio obiettivo. Gli individui che collideranno meravigliosamente con la scena determinata dall’armadio Voyeur, un elemento dalla forte personalità, prepotente, ingombrante, sottilmente inquietante e pervasivo, riceveranno una investitura straniante ed esaltante, in un’atmosfera di inequivocabile e rarefatta osmosi tra il Sacro ed il Sensuale.

voyeur
matto
Anna Polisano

An impactful object, designed to capture the fleeting attention of our current hybrid condition. Matto is a hypersymbolic object, like a pawn transforms the home environment into a game: a chessboard that becomes a witness to our new moves, our new rituals.

Un oggetto d'impatto, pensato per catturare l’attenzione fuggevole della nostra attuale condizione ibrida. Matto è un oggetto ipersimbolico, come un pedone trasforma l’ambiente domestico in un gioco: una scacchiera che diventa testimone delle nostre nuove mosse, dei nuovi rituali.

matto
efesto
Elena Salmistraro

Unchanged and immutable, open to accommodate multiple functions while remaining "intact" and proud. For this reason, the investigation focused more on symbols and story-telling than on rituals and function choosing to recollect Sicily and in particular Catania, the epicenter of this adventure. And how can one recount the city without considering Him, Etna: the largest, most active volcano in Europe, the volcano that stammers, smokes and sometimes gets irritated, the one where the forge of Hephaestus is housed in the myth. Hephaestus is the engineer, he is the craftsman, he is the designer; rough yet creative, excluded yet generous. His is a love for the Work that stands in contrast to a deceptive and illusory world, made up of ephemeral pleasures and vices: Olympus. Hephaestus chooses his laboratory, his studio, his work. If Hephaestus today designed vases and end tables, he would certainly do it in his own rough, brutal way, celebrating the material, highlighting its volume, probably with the help of software and modern technologies, combining digital and analogue under a single enterprise; but always in an austere language, made up of machines and work, of strength and energy, using forms and structures with a brutish, constructivist taste.

Immutato ed immutabile, aperto ad accogliere molteplici funzioni restando comunque “integro” ed orgoglioso. L’indagine si è concentrata più sui simboli e sul racconto che sui rituali e le funzioni, scegliendo di raccontare la Sicilia e in particolare Catania, epicentro di questa avventura. E come raccontare la città senza considerare Lei, L’Etna: il vulcano attivo più grande d’Europa, il vulcano che barbuglia, fuma e a volte si irrita, quello dove nel mito alloggia la fucina di Efesto. Efesto è l’ingegnere, è l’artigiano, è il designer; rude ma creativo, escluso ma generoso. È l’amore verso il Lavoro che si pone in contrasto ad un mondo ingannevole ed illusorio, fatto di piaceri e vizi effimeri, l’Olimpo. Efesto sceglie il suo laboratorio, il suo studio, il suo lavoro. Se Efesto oggi disegnasse dei tavoli bassi, lo farebbe certamente alla sua maniera, rude, brutale, celebrando la materia, evidenziandone i volumi, probabilmente aiutandosi con software e moderne tecnologie, unendo digitale ed analogico sotto un’unica impresa. Ma sempre con un linguaggio austero, fatto di macchine e lavoro, di forza ed energia, utilizzando forme e strutture dal gusto brutalista, costruttivista.

efesto
amonì
Linda Salvatori

Amonì was born by means of reflection upon the domestic environment and on the relationship we have with space and the objects that inhabit it. A house is a fluid space, its environments no longer respond to a single function and the boundaries are blurred; even the furnishings and objects follow these changes adapting to new needs. The valet stand I have designed fits into different rooms of the house, offering multiple ways of use. It is made up of several vertical and horizontal elements for hanging clothes or accessories, with a small shelf and a larger surface to accommodate our belongings. This piece of furniture has always been intended for the bedroom, but in this project it frees itself from this constraint by moving freely, thus living the domestic space dynamically, as if it were an inhabitant of the house.

Amonì è nato dalla riflessione sull'ambiente domestico e sulla relazione che abbiamo con lo spazio e con gli oggetti che lo abitano. La casa è uno spazio fluido, gli ambienti non rispondono più ad un'unica funzione e i loro confini sono sfumati; anche gli arredi e gli oggetti seguono questi cambiamenti adattandosi a nuove esigenze. Il servomuto che ho progettato si inserisce in diversi ambienti della casa, offrendo molteplici modi di utilizzo. È composto da diversi elementi verticali e orizzontali per appendere abiti o accessori, da un piccolo ripiano e un piano d'appoggio più grande per accogliere i nostri oggetti. Questo complemento d'arredo è sempre stato destinato alla camera da letto, ma in questo progetto si libera da tale vincolo muovendosi liberamente, vivendo così lo spazio in modo dinamico, come fosse un abitante della casa.

amonì
minuti
Livia Stacchini

After four years in Holland, many personal relationships and different experiences, I began my return to Italy by making a selection of objects: I had to decide what to throw away and what to keep. In doing so, I realized that many of the objects I came across represented Memories to me and although they were, for the most part, without real value they were imbued with a strong emotional meaning. My project Minuti is, therefore, a container of Memories, a place to put all those small objects that lead us back to countless past moments that should not be forgotten, worthy of being kept in a 'Wunderkammer', a personal room of wonders. Small or large trinkets, paperwork and knick-knacks, usually set aside at the bottom of the drawers until they have been forgotten, are placed in the center to allow the memories and emotions connected to them rise once more. Through the creation of a sculptural piece of furniture, I would like to make their presence echo out in domestic spaces and dedicate a new awareness within our lives and homes to them.

Dopo quattro anni in Olanda, molte relazioni personali e diverse esperienze, ho iniziato il mio trasloco per rientrare in Italia facendo una selezione di oggetti: dovevo decidere cosa buttare e cosa tenere. Nel farlo, mi sono resa conto che molti oggetti ritrovati rappresentavano per me Ricordi ed erano, per la maggior parte delle volte, senza valore vero e proprio ma con un forte significato affettivo. Il mio progetto Minuti è, quindi, un contenitore di Ricordi, un luogo in cui mettere tutti quei piccoli oggetti che ci riconducono a innumerevoli momenti passati da non dimenticare, degni di essere custoditi in una 'Wunderkammer', una personale stanza delle meraviglie. Piccoli o grandi gingilli, scartoffie e ninnoli, di solito messi da parte in fondo ai cassetti fino ad essere dimenticati, vengono messi al centro per far sì che le emozioni ed i ricordi collegati ad essi riemergano nuovamente. Attraverso la creazione di un mobile scultoreo, vorrei far riecheggiare la loro presenza negli spazi e dedicare loro una nuova attenzione all’interno delle nostre vite e delle nostre case.

minuti
trab
Standa

The "Trabattello" is a mobile scaffold usually used to facilitate construction work. The Trab takes its cue from this concept because it is a piece of furniture that performs multiple services. It was originally intended for the bathroom, because we now perform many functions in this room of the house. So the Trab supports you when you are drying your hair and you need a prop; it holds cell phones or books while showering or in the bathtub; it also functions as a hanger for the clothes you will put on or those you take off. It assists everyone: children who need a step to get to the sink, seniors who want to feel safer while brushing their teeth. And it even loves taking a walk into other rooms: in the bedroom as a valet / bedside table; in the living room as a multi-use support next to the sofas; in the kitchen to hold books and cell phones while we prepare the recipe of the day. Small in size, large in functionality.

Il “trabattello” è un’impalcatura mobile di solito utilizzata per agevolare lavori di edilizia. Trab prende spunto proprio da questo perché è un complemento d’arredo che svolge più servizi. È pensato in origine per il bagno, perché ormai in questa stanza della casa svolgiamo molte funzioni. Cosi Trab ti sostiene quando ti stai asciugando i capelli e hai bisogno di un puntello; regge il cellulare o il libro mentre fai la doccia o sei nella vasca da bagno; è un punto di appoggio per i vestiti che metterai o quelli che toglierai. Aiuta tutti: i bambini che hanno bisogno di uno scalino per arrivare al lavandino, gli anziani che vogliono sentirsi più sicuri mentre si lavano i denti. E spesso ama farsi un giro in altre stanze: in camera da letto come servo-muto/comodino; in soggiorno come multi-appoggio accanto ai divani; in cucina per sostenere libri e cellulare mentre eseguiamo la ricetta del giorno. Piccolo negli ingombri, grande nell’empatia funzionale.

trab